
UN ANTICA CONOSCENZA DEL COSMO
Molti nuraghi sembrano essere stati costruiti in relazione ai punti cardinali o agli astri, suggerendo una profonda conoscenza dei cicli celesti e, forse, un simbolismo numerico legato a questi fenomeni.
Ad esempio, l’orientamento di alcuni nuraghi è collegato al sorgere del sole durante i solstizi, momenti cruciali del ciclo annuale che in molte culture antiche erano associati a riti e festività
L’ENERGIA DEL SOLE AL NURAGHE AIGA: UN’ESPERIENZA PERSONALE
Personalmente, ho avuto l’opportunità di sperimentare direttamente questa connessione con il sole e l’energia
in un nuraghe poco conosciuto, il Nuraghe Aiga.

Sedici anni fa, durante il solstizio d’estate del 2009, ho avuto modo di osservare come la luce del sole, entrando da un’apertura creata rimuovendo la pietra di volta del tetto intorno a mezzogiorno, quando il sole raggiunge il suo punto più alto nel cielo, colpisse esattamente una nicchia all’interno della camera superiore.
Sedendomi sulla pietra di questa nicchia, ho percepito una forte sensazione di energia, come se mi stessi “ricaricando“.
Un’esperienza che mi ha portato a ipotizzare che i nuraghi non fossero solo strumenti di misurazione del tempo, ma anche veri e propri contenitori di energia, capaci di ricevere e conservare le forze del sole e della terra, e forse anche le memorie di coloro che li hanno abitati.
Un’ulteriore conferma di questa mia impressione l’ho avuta nello stesso giorno, quando, seduto sulla stessa pietra, una foto che mi sono scattato con l’autoscatto ha mostrato un’anomalia luminosa attorno alla mia aura, quasi come se un’entità energetica mi stesse abbracciando.

Come si può osservare nelle foto che allego, sia nella versione originale che in quella in negativo, si distingue chiaramente una sorta di alone luminoso che mi circonda.
Questa particolare manifestazione ha alimentato in me l’idea che quel luogo, in quel preciso momento, potesse rappresentare una sorta di Portale dimensionale, un punto di connessione tra diverse realtà.
Naturalmente, si tratta di una mia interpretazione personale, basata sulla mia esperienza, dovuta a un mio episodio passato e sulle sensazioni che ho provato in quel luogo i tale momento.
Non pretendo di fornire una spiegazione scientifica definitiva, ma semplicemente di condividere un’esperienza che mi ha profondamente segnato e che mi ha portato a riflettere sul misterioso legame tra i nuraghi, il cosmo e le energie che permeano il nostro mondo.
Questa esperienza personale mi ha convinto ancora di più del profondo legame tra i nuraghi, il cosmo e le energie che permeano il nostro mondo.
DAL SOLE AL DIVINO: UN CICLO NUMEROLOGICO AL NURAGHE AIGA
Questa sensazione di profonda connessione, di essere parte di qualcosa di più grande, mi ha riportato alla mente un’esperienza vissuta decenni fa, durante un periodo in cui mi trovavo in stato comatoso.
Anche allora, avevo percepito una simile sensazione di unità con l’universo, di trascendenza dei limiti del corpo fisico.
L’esperienza al Nuraghe Aiga, in un certo senso, ha chiuso un cerchio, un percorso che, riletto alla luce della numerologia caldea e delle sue associazioni simboliche, assume un significato ancora più profondo.
Non è tanto il collegamento diretto con l’esperienza in coma a rappresentare il punto di partenza, quanto piuttosto l’istante in cui il sole entra nella nicchia.
Questo momento, che segna l’inizio di un nuovo ciclo energetico all’interno del nuraghe, è associato al numero 1, simbolo del Sole, principio di ogni inizio, di creazione e individualità.
La sensazione che ho provato sedendomi in quel punto, investito da questa energia solare, è stata di natura quasi divina, una sorta di esperienza paradisiaca.
Ed è qui che entra in gioco il numero 9, per i Caldei simbolo del Divino, della completezza, della fine di un ciclo e della trasformazione che prelude a un nuovo inizio.
L’esperienza al Nuraghe Aiga, quindi, ha rappresentato per me il compimento di un ciclo, un passaggio dall’Uno al Nove, dall’inizio alla completezza, attraverso l’energia del Sole.
UN CIELO DI PIETRA: I NURAGHI E L’ORSA MAGGIORE
Un esempio straordinario di questa connessione tra i nuraghi e il cosmo ci viene offerto dal territorio di Mogoro.
Grazie alle ricerche del ricercatore Leonardo Melis, che nel suo primo libro “Shardana e i Popoli del Mare” (2002), ha evidenziato come la disposizione di queste imponenti strutture in pietra, riproduca fedelmente la costellazione dell’Orsa Maggiore, con l’aggiunta di due stelle meno visibili.
Questa scoperta apre una finestra affascinante sulla conoscenza del popolo nuragico.
L’Orsa Maggiore, una costellazione circumpolare, ovvero sempre visibile nell’emisfero boreale, ha rivestito un ruolo di primaria importanza in molte culture antiche.
Era una guida per i naviganti, un orologio celeste per scandire il tempo e le stagioni, ma soprattutto un potente simbolo di ordine cosmico, di ciclicità e di creazione.
In molte mitologie, questa costellazione è associata a figure divine o a racconti di origine del mondo.
La sua costante presenza nel cielo notturno la rendeva un punto di riferimento stabile e rassicurante, un simbolo di continuità e di legame con il divino.
La scelta di rappresentare l’Orsa Maggiore attraverso la disposizione dei nuraghi suggerisce una profonda conoscenza del cielo e un desiderio di connettere il mondo terrestre con l’ordine celeste.
Questa costellazione, con il suo ciclo apparente intorno alla Stella Polare, era un simbolo di immutabilità e di eterno ritorno, un’immagine potente che poteva ben rappresentare la continuità della vita e il legame con gli antenati.
LA PRECESSIONE DEGLI EQUINOZI: UN MESSAGGIO CODIFICATO NELLA PIETRA?
Ma c’è un aspetto ancora più affascinante da considerare: la precessione degli equinozi.
Questo fenomeno astronomico, causato dalla lenta oscillazione dell’asse terrestre, determina una variazione nella posizione apparente delle stelle nel cielo notturno nel corso di un ciclo di circa 26.000 anni.
La scoperta di Melis fa riferimento all’equinozio dell’anno 1950.
Questo solleva una domanda cruciale: la disposizione dei nuraghi, che rifletteva la posizione dell’Orsa Maggiore migliaia di anni fa, era un messaggio rivolto al futuro, un ricordo di conoscenze antichissime tramandate attraverso i secoli, oppure era specificamente destinato a noi, che viviamo in questa epoca?
È plausibile che il popolo nuragico, abile osservatore del cielo e conoscitore di simbolismi numerologici, proprio come i Caldei, avesse compreso l’esistenza di questo ciclo precessionale.
Ogni numero, infatti, può essere associato a un evento e anche a una persona, che in tal caso va ad assorbire e ad associarsi con le energie di tali avvenimenti, di tali astri nel cosmo, e a vivere condizionato dalla loro frequenza vibratoria.
Forse, la disposizione dei nuraghi era un modo per fissare nel tempo una conoscenza astronomica profonda, un messaggio codificato nella pietra che avrebbe rivelato il suo significato solo a distanza di millenni.
Oppure, forse, era un modo per armonizzare il territorio con le energie cosmiche in un determinato momento storico, creando un legame tra la terra, il cielo e il divino che si sarebbe perpetuato nel tempo.
Non possiamo quindi considerare i nuraghi come semplici torri difensive o abitazioni. Essi erano molto di più: luoghi sacri, concepiti per celebrare la connessione tra l’uomo e il cosmo, tra il mondo terreno e quello spirituale.
La disposizione dei nuraghi di Mogoro, che riproduce la costellazione dell’Orsa Maggiore, ci rivela una profonda conoscenza delle leggi cosmiche e una sofisticata spiritualità.
Questi elementi, uniti all’anteriorità di Monte d’Accoddi rispetto alle ziqqurat mesopotamiche, aprono nuove e affascinanti prospettive sulla possibile influenza della cultura nuragica sullo sviluppo delle civiltà del Vicino Oriente e sulla trasmissione di antichi saperi.
UN’ANTICA SAGGEZZA TRA STELLE E NUMERI – UN’ANTICIPAZIONE…
I nuraghi, quindi, non sono solo monumenti di pietra, ma veri e propri osservatori astronomici, capaci di registrare il tempo e di connettere l’uomo con il cosmo.
Ma la loro conoscenza del cielo non si limitava alle stelle.
L’antico popolo nuragico osservava con attenzione anche il moto della luna, e in particolare un fenomeno che si verifica ogni 18 anni e mezzo circa: il Lunistizio maggiore.
Come facevano a calcolarlo con tale precisione?
La risposta si cela nell’osservazione e, ancora una volta, nella numerologia.
Nel prossimo articolo, esploreremo un luogo magico dove questo fenomeno si manifesta in tutta la sua bellezza:
il pozzo sacro di Santa Cristina.
Come avviene periodicamente tale fenomeno della Luna, così, avvengono nelle nostre vite, delle ciclicità.
I Caldei lo sapevano bene, e da ciò che vedremo nell’articolo della prossima settimana, credo lo sapesse anche la popolazione Nuragica.
Nel frattempo vi mando un Calorosissimo Abbraccio
A presto!
Ignazio Detoi

